Scelto come tedoforo: Fabio Cofferati, nostro autista e assistente tecnico

L’INTERVISTA \ Fabio Cofferati, assistente tecnico al Berenini, come autista del pulmino scolastico Il nostro autista, tedoforo della Fiamma olimpica per Milano – Cortina 2026
Ci sono momenti in cui il tempo sembra dilatarsi, trasformando 200 metri di asfalto in un corridoio verso l’eternità. Per Fabio Cofferati, 48 anni, la vita quotidiana scorre tra le strade di Salsomaggiore e l'impegno costante come assistente tecnico e autista del pulmino scolastico. Ma dietro la divisa da lavoro si cela l’anima di un sognatore che ha saputo portare i valori di Villanova sull’Arda, sua terra d'origine, fino ai confini del mondo.
Tutto ha inizio in una tranquilla giornata al mare con la moglie e i figli, Brenno e Leda. Tra un gioco sulla sabbia e un sorso di bibita, Fabio inquadra un semplice QR-code su una lattina di Coca-Cola. Sembrava un gesto banale, ma l’ultima domanda del modulo richiede qualcosa di speciale: "Perché dovremmo scegliere proprio te?".
Fabio non ha dovuto inventare nulla. Ha raccontato la sua incredibile impresa del 2017-2021, quando a bordo di una Vespa 150cc del 1963, ha ripercorso le orme di Roberto Patrignani, viaggiando da Milano verso Tokyo per portare un messaggio di amicizia tra i popoli. Nonostante il COVID-19 gli avesse negato l’ingresso in Giappone all'ultimo chilometro, la sua resilienza, raccontata nel libro "Ancora in Vespa da Milano a Tokyo", ha colpito nel segno, portandolo a diventare uno dei tedofori ufficiali.
Il giorno della corsa, la pioggia batteva forte, ma Fabio ricorda un silenzio innaturale. "Si sentiva la pioggia, ma intorno c’era un raccoglimento magico," racconta. Nell'istante in cui la sua torcia è stata accesa, la sensazione è stata quella di essere l'unico depositario dello spirito olimpico sulla Terra. Un momento esclusivo, preceduto da lacrime di gioia nei giorni di attesa.
Ma è il contatto fisico con la fiamma ad aver lasciato il segno più profondo. Oltre al rumore del gas e al calore raccomandato dai protocolli di sicurezza, Fabio descrive una sensazione quasi metafisica: "Il calore è qualcosa che ti penetra dentro e ti scalda l’anima". In quei 200 metri, davanti ai fotografi e a una folla in festa, il nostro autista non era solo un uomo che correva, ma il centro di un ideale universale.
Molti si sono chiesti perché Fabio non abbia sfrecciato con la sua iconica Vespa. La scelta è stata figlia di una profonda sensibilità: Fabio ha deciso di accompagnare la sua compagna di viaggio a mano, a motore spento. "Il rumore avrebbe rotto l’atmosfera," spiega. Per una volta, non doveva essere il mezzo a trasportare l’uomo, ma l’uomo a celebrare il mezzo, mettendolo al centro dell’attenzione come protagonista di un’impresa storica.
Oggi, la tuta da tedoforo è custodita gelosamente in casa Cofferati, un cimelio per i figli e un promemoria costante. Per Fabio esiste un "prima" e un "dopo" la fiaccola: se prima c’era l’immaginazione, ora c’è la consapevolezza che la strada intrapresa era quella giusta.
Il suo messaggio agli studenti e ai giovani atleti è chiaro e potente: il talento da solo non basta. Grandi traguardi, come stringere quella torcia o completare un viaggio intercontinentale, sono il frutto di costanza, abnegazione e duro impegno. In un mondo dove è facile perdersi, Fabio Cofferati ci ricorda che credere nei propri progetti, piccoli o grandi che siano, è l'unico modo per non smarrire la rotta.
LORENZO CANTARELLI
(rappresentante di Istituto e autore dell’intervista)
